GIOVANNI PIANORI
di Enzio Strada
"
Giovanni Pianori detto il
Brisighellino nacque il 16 agosto 1823 a S. Martino in Poggio, comune di
Brisighella.
I suoi genitori ebbero 15 figli. Nel 1838, la numerosa famiglia si divise: un nucleo rimase con il padre
a Brisighella, e, l'altro (con la madre) si trasferì a Faenza dove le occasioni
per far apprendere un mestiere ai figli erano più numerose.
Insieme col
fratello Senesio, Giovanni fu avviato al mestiere di calzolaio presso la bottega
di Sante Padovani: uomo integerrimo e profondamente religioso.
Il 16 gennaio
1845, Giovanni Pianori sposò la figlia di quest'ultimo, Virginia.
Il 3 maggio
1847 egli divenne padre di una bambina, Angela.
Di sentimenti repubblicani, il Brisighellino prese parte attiva
alla Prima Guerra di Indipendenza nel 1848 e, a Roma, combattè con Garibaldi
alla difesa della Repubblica Romana affossata dalle armi inviate da Napoleone
III.
Da quel momento l'Imperatore francese fu considerato da tutti i
patrioti un "traditore".
In effetti, da carbonaro e repubblicano quale egli
era, Luigi Napoleone aveva partecipato in Romagna ai moti del 1831 e nel 1848
era stato eletto Presidente della Repubblica Francese da lui egualmente tradita
con il Colpo di Stato del 1851.
Per i patrioti italiani e francesi un simile
traditore e tiranno meritava la morte. Mazzini non ne faceva mistero perché era
lui l'ostacolo all'avvento di un'Italia Libera, Indipendente e
Repubblicana.
Il Brisighellino, nella primavera del 1855, si fece strumento
di un piano ideato dall'esule genovese secondo il quale l'attentato a Napoleone
doveva essere la scintilla per un moto di portata europea da cui sarebbe
scaturita la nostra Unità Nazionale.
Sabato 28 aprile Pianori sparò due colpi
di pistola (andati a vuoto) contro Napoleone III che, a cavallo, percorreva i
Campi Elisi.
Immediatamente arrestato, Giovanni dichiarò subito la sua vera
identità rifiutandosi però di fornire i nomi dei complici nonostante lo avessero
sottoposto ad una falsa fucilazione nel tentativo di farlo parlare.
Una
settimana dopo, lunedì 7 maggio, il Brisighellino subì un sommario processo:
a) non gli diedero l'interprete pur essendo evidente che il romagnolo
conosceva pochissimo la lingua francese;
b) non gli fu preventivamente
mostrato il contenuto dei documenti inviati erroneamente dalla Segreteria di
Stato Vaticana e che non riguardavano lui, ma il fratello Senesio;
b) gli fu
assegnato un difensore di ufficio che, invece di difenderlo, si comportò come
chi dovesse sostenere "l'accusa;
La Corte di Assise di Parigi lo condannò a morte (la pena dei
parricidi) mediante ghigliottina.
La sera di domenica 13 maggio 1855, Pianori
fu trasferito dalla prigione della Conciergerie a quella della Roquette per
esservi decapitato l'indomani mattina, all'alba.
Durante la notte, le
Autorità gli promisero salva la vita se avesse fatto il nome dei
complici.
Pianori non tradì nessuno; si limitò a dire: "Saprò morire".
Quando fu in cima al patibolo, egli gridò forte "Viva la Repubblica,
Viva l'Italia".
Negli Scritti di Mazzini il nome di Giovanni Pianori ricorre
molto spesso e sempre con molta stima per lo sfortunato romagnolo.
In una
lettera al Direttore dell’Italia e Popolo del 30 giugno 1855, Giuseppe Mazzini
gli rese onore con parole che egli raramente aveva usato: Pianori era stato
capace "
di osare e morire" (espressione ripresa nel titolo del libro di Enzio
Strada).
Presentazione del volume
"Osare e Morire" per l'Italia e Mazzini
GIOVANNI PIANORI
detto il Brisighellino
interverrà l'autore ENZIO STRADA
introdurrà ANDREA DOLCINI (Corriere di Romagna)
Giovedì 31 gennaio 2013 ore 20,00
ROTARY FAENZA
 |
| Enzio Strada |
Enzio Strada iniziò ad interessarsi di Giovanni Pianori fin dai tempi degli studi universitari.
Dapprima le sue ricerche si sono svolte presso Archivi di Stato in Italia (Ravenna, Faenza, Firenze, Torino, Roma, Archivio Segreto Vaticano…), poi all’estero (Parigi, Chalon-sur Saône, Marsiglia, Londra…).
L’Affare Pianori, infatti, ebbe nel 1855 - in piena Guerra di Crimea - risonanza non solo europea, ma mondiale (perfino negli Stati Uniti e in Australia).
Il Brisighellino, un “illustre sconosciuto”, mentre fu onorato dai nostri “Padri della Patria”: Garibaldi e Mazzini.
Perché una figura così importante della nostra Storia Risorgimentale è finita nel dimenticatoio della storia o è stata quasi denigrata da quei pochi (Comandini e Zama, ad esempio) che l’hanno evocata?
Com’è stato possibile una simile ingiustizia?
La risposta è in questa meticolosa ricerca basata su documentazione inoppugnabile, in gran parte inedita.
Essa riserva “sorprese” e veri “colpi di scena” degni di un romanzo giallo perché fa emergere il lato meno nobile del Potere e la sua Ragion di Stato.
I Governi di Pio IX e di Napoleone III non solo si accordarono, allora, per sbarazzarsi di un patriota determinato e “scomodo” come il Brisighellino, ma pure si accanì per rovinare anche tutti i suoi fratelli (ben sette!); due di loro furono spediti all’Isola del Diavolo - nella lontana e famigerata Caienna - da cui non fecero più ritorno.
http://www.ibs.it/code/9788897550198/strada-enzio/giovanni-pianori-detto.htm
CARTA BIANCA EDITORE 0546 621977